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Sì, ma solo se la chiusura resta una protezione amovibile e trasparente: se il dehors diventa una sala chiusa e climatizzata, per il Consiglio di Stato è una nuova costruzione e serve il permesso di costruire.

È la sintesi della sentenza del Consiglio di Stato n. 6181/2026. Per un ristorante a Bari, nella BAT o a Foggia la domanda non è teorica. Da novembre a marzo sono cinque mesi. Ogni sera di vento i tavoli fuori restano vuoti e i coperti vanno altrove. La scelta, però, non è tra chiudere tutto e rinunciare all'inverno. È tra una configurazione che resta protezione e una che diventa volume.

Cosa ha deciso il Consiglio di Stato con la sentenza 6181/2026?

Il caso riguarda una pergotenda chiusa su tutti i lati, climatizzata e usata stabilmente come sala per i clienti. Per i giudici quella struttura non protegge più dal sole e dalla pioggia. Crea uno spazio nuovo, vivibile tutto l'anno, che si aggiunge al locale. Per questo va trattata come nuova costruzione.

La decisione conferma un indirizzo già chiaro nel 2026:

Non è la vetrata da sola a far scattare il permesso di costruire: è la somma di copertura fissa, chiusura stabile e uso come sala.

Dove passa il confine tra protezione invernale e nuova sala?

Il riferimento è l'art. 6 del D.P.R. 380/2001. La lettera b-bis), introdotta dalla Legge 142/2022, ammette in edilizia libera le vetrate panoramiche amovibili e totalmente trasparenti su balconi e logge. Il Salva Casa (D.L. 69/2024, convertito dalla Legge 105/2024) l'ha estesa ai porticati, con eccezioni. La lettera b-ter) copre tende, pergotende e pergole bioclimatiche, purché non creino uno spazio stabilmente chiuso.

Un dehors non coincide sempre con questi spazi. Per questo il criterio decisivo resta la funzione. I segnali che i giudici osservano sono questi:

Il dehors su suolo pubblico ha una regola in più

Se il dehors occupa suolo pubblico, alla regola edilizia si somma la concessione comunale. La concessione riguarda l'occupazione del suolo: non rende libera una chiusura che, per forma e uso, è un nuovo volume. Concessione, regolamento comunale dei dehors e configurazione reale devono raccontare la stessa cosa.

Nei centri storici e lungo la costa pugliese pesa anche il vincolo paesaggistico. Il D.Lgs. 42/2004 e il D.P.R. 31/2017 regolano l'autorizzazione. Il TAR Lazio, con la sentenza n. 9579 del 19 maggio 2025, ha ricordato che in area vincolata anche le vetrate amovibili richiedono titolo e nulla osta paesaggistico.

Lasciarlo aperto è davvero la scelta più sicura?

Il timore è comprensibile: «Se chiudo rischio la demolizione, tanto vale lasciarlo aperto». Ma un dehors aperto da novembre a marzo è un costo che si ripete. Metri quadri in concessione pagati e non vissuti. Ospiti stretti in sala. Prenotazioni rifiutate nei weekend di tramontana.

Il rischio non dipende dal chiudere, ma da come si chiude. Le strade concrete sono tre:

1. protezione parziale e amovibile: vetrate sui soli lati esposti al vento, che si aprono del tutto, senza impianti fissi; 2. chiusura completa con il titolo giusto: se il locale ha bisogno di una sala vera, la si progetta come tale e si presenta la pratica richiesta con un tecnico abilitato; 3. verifica preventiva del regolamento dehors: è lì che il Comune disciplina forme, materiali e periodi di installazione.

Tutte e tre restituiscono l'inverno al locale. Cambia solo il percorso autorizzativo.

Cosa controllare prima di ordinare

Sul piano tecnico, la norma UNI 11998:2025 sui sistemi vetrati amovibili ha esteso il campo di applicazione a dehors e chioschi. È un riferimento utile da chiedere a chi fornisce il sistema.

In Puglia, tra Bari, BAT e Foggia, VetratePremium parte sempre dal sopralluogo: misure, carte del locale e regole del Comune prima del progetto. Le condizioni di edilizia libera si verificano caso per caso durante il sopralluogo. I valori dichiarati del sistema vetrato, con la configurazione provata, sono nella pagina Qualità e certificazioni.

Articolo informativo aggiornato al 1° ottobre 2026.

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