È il parametro che decide se una vetrata dura quindici anni o comincia a vibrare dopo due inverni. Ed è quello che quasi nessuno verifica prima di ordinare.
In Puglia non è un dettaglio accademico. Tramontana e maestrale insistono su tutto il litorale adriatico e ionico, e un terrazzo esposto in quota riceve spinte che un piano terra riparato non conosce.
Che cosa si misura, esattamente
La resistenza al carico del vento di finestre e porte si classifica secondo la norma UNI EN 12210, con il metodo di prova definito dalla UNI EN 12211. La classificazione combina due aspetti: la pressione che il serramento sopporta e la deformazione che subisce sotto quella pressione.
Il carico da sopportare non è una costante: si ricava dalle norme tecniche per le costruzioni, e dipende da
- la zona in cui si trova l'edificio
- l'altezza del punto di installazione sul suolo
- l'esposizione e la rugosità del terreno circostante
- la presenza di ostacoli che schermano o, al contrario, incanalano il flusso
Due installazioni identiche a cinquecento metri di distanza possono richiedere configurazioni diverse. È il motivo per cui la classe non si dichiara al telefono.
Una precisazione che ci riguarda: non dichiariamo una classe di resistenza al vento come caratteristica dei nostri sistemi, perché non abbiamo un rapporto di prova da mostrare a supporto. Quello che facciamo è determinare il carico atteso sul tuo caso e configurare il sistema di conseguenza. La differenza fra le due cose è sostanziale, e chi ve la confonde vi sta vendendo un numero che non può difendere.
I tre livelli della verifica
Il carico atteso
Si stabilisce dalla posizione dell'edificio e dall'altezza di installazione. Un attico al quinto piano fronte mare e un balcone al primo piano in una via interna non ricevono la stessa spinta, nemmeno nella stessa città.
Il sistema
Sezione dei profili, spessore e stratigrafia del vetro, passo e tipo dei fissaggi, luce netta delle singole ante. Su una luce ampia la deformazione cresce, e il rimedio non è sempre il vetro più spesso: spesso è ripartire la luce diversamente.
La struttura che deve reggere
È la verifica saltata più spesso, ed è quella che costa di più quando manca.
Un parapetto progettato per trattenere una persona non è necessariamente dimensionato per ricevere le spinte laterali di una superficie vetrata continua, che si comporta come una vela. Lo stesso vale per il solaio su cui appoggiano le guide inferiori e per eventuali profili metallici preesistenti.
La norma sulle VEPA richiede fissaggi meccanici e reversibili, senza opere murarie permanenti: il che significa che il carico va trasferito a elementi esistenti, e quegli elementi devono essere in grado di riceverlo.
Cosa succede quando la verifica non si fa
I sintomi non arrivano subito, e questo è il problema. Arrivano dopo una o due stagioni ventose:
- vibrazioni e rumore con vento forte, che è il primo segnale
- ante che perdono l'allineamento e scorrono male
- carrelli consumati in modo asimmetrico, perché lavorano fuori asse
- infiltrazioni ai giunti, dove la deformazione ha aperto la tenuta
A quel punto l'intervento correttivo costa un multiplo della verifica iniziale, e in alcuni casi richiede di rifare il fissaggio.
Quando la risposta è «così non si può»
Capita, e va detto.
Ci sono terrazzi in cui il parapetto esistente non è idoneo e va rinforzato prima. Ci sono luci troppo ampie per la configurazione desiderata, che vanno ripartite. Ci sono esposizioni in cui un sistema leggero non è la scelta corretta, per quanto il cliente lo preferisca.
In sopralluogo verifichiamo carico atteso, idoneità del parapetto e del solaio, luci e altezza. Se qualcosa non è idoneo lo scriviamo nel preventivo, insieme a quello che serve per risolverlo.
Una vetrata configurata sul vento giusto non si nota: sta ferma, scorre, e dopo dieci anni funziona come il primo giorno. Una configurata a occhio si fa notare al primo inverno.