Chi ha una casa sul mare in Puglia conosce la sequenza. Dopo qualche anno dall'installazione gli aloni biancastri sul vetro non vanno più via, i profili hanno perso colore, le ante scorrono a fatica.

Non è colpa del mare. È colpa dei materiali scelti al momento dell'installazione, e della domanda che nessuno ha fatto prima di firmare.

Come la salsedine attacca davvero

I cloruri marini non si limitano a depositarsi sulla superficie. Il meccanismo è diverso sul vetro e sul metallo, e la differenza spiega perché il danno si scopre tardi.

Sul vetro l'azione è prevalentemente superficiale: i sali si accumulano, opacizzano e con il tempo possono intaccare eventuali rivestimenti protettivi. È il danno che si vede, ed è il meno grave.

Sui profili metallici e nelle giunzioni fra telaio e guarnizione i cloruri penetrano in fessure e microinterstizi e innescano due fenomeni ben noti alla metallurgia: la vaiolatura, cioè una corrosione puntiforme che scava in profondità da un'area minuscola, e la corrosione in fessura, che si sviluppa negli interstizi dove il ricambio d'acqua è scarso. Entrambe procedono dall'interno verso l'esterno.

Quando il deterioramento emerge in superficie, quello strutturale è già in corso da mesi. È il motivo per cui la scelta del materiale non è rimandabile: non esiste un momento successivo in cui correggerla costi poco.

Perché INOX 304 e 316 non sono la stessa cosa

L'acciaio inossidabile è il riferimento per binari e ferramenta in zona costiera, ma i gradi non sono equivalenti.

Il 316 contiene molibdeno, in genere fra il 2 e il 3 per cento. Il 304 non lo contiene. Il molibdeno aumenta in misura rilevante la resistenza proprio ai due fenomeni descritti sopra, vaiolatura e corrosione in fessura, che sono quelli innescati dai cloruri.

Detto senza giri di parole:

Il nostro riferimento di serie è l'INOX 304. Lo diciamo perché è vero e perché nella maggior parte delle installazioni pugliesi è la scelta corretta. Dove non lo è, lo scriviamo nel preventivo.

La classe di esposizione viene prima del materiale

La norma ISO 9223 classifica la corrosività delle atmosfere in categorie, e le zone costiere con aerosol marino rientrano fra le più severe. Non è un dettaglio accademico: è il parametro che rende sensata o insensata qualunque scelta successiva.

In Puglia la casistica è ampia. Dalla costa ionica tarantina all'Adriatico barese, passando per il Gargano, l'esposizione cambia in poche centinaia di metri: contano la distanza dalla battigia, l'orientamento rispetto ai venti dominanti e la presenza di ostacoli che intercettano l'aerosol.

Una villa a trecento metri dalla battigia esposta a tramontana e un appartamento a cinque chilometri nell'entroterra non hanno lo stesso fabbisogno di materiale. Trattarli allo stesso modo significa sovradimensionare il secondo o sottodimensionare il primo, e il secondo errore costa molto di più.

Le quattro domande da fare prima di firmare

Non servono competenze tecniche per porle. Serve solo pretendere che le risposte siano scritte.

Quello che noi garantiamo, e quello che non promettiamo

La nostra garanzia è di 15 anni su profili, carrelli e vetri, con uso normale. È il testo che consegniamo, e non ne scriviamo uno più ampio di quello.

Non dichiariamo una durata in anni in ambiente marino severo, perché dipende da variabili che non controlliamo: distanza effettiva, esposizione, frequenza delle mareggiate, manutenzione eseguita. Chi promette un numero secco in quel contesto sta promettendo qualcosa che non può verificare.

Quello che possiamo fare, e che facciamo in sopralluogo, è stabilire la classe di esposizione del tuo caso e dirti quale materiale le corrisponde — anche quando la risposta è che serve più di quello che vendiamo di serie.

Il minimo che allunga la vita all'impianto

La manutenzione in zona costiera non è complicata, ma è periodica:

Una vetrata scelta bene e mantenuta con questo minimo dura decenni. Una scelta male non la salva nessuna manutenzione.

Domande frequenti